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Nel 1899 la Presidenza della Associazione delle Banche Popolari Italiane decise di partecipare alla Esposizione Mondiale di Parigi del 1900, nell’intento di mostrare il successo che questo tipo di istituto aveva ottenuto in Italia, dove si contavano già 800 aziende di credito popolare.

Così venne invitata a partecipare alla Esposizione anche la Banca Operaia Cooperativa di Pescopagano che, per il ruolo svolto nell’economia locale e per le sue capacità di crescita autonoma che aveva dimostrato, poteva rappresentare la forma tipica dell’istituto popolare , costituito appositamente con l’intento di realizzare gli scopi economici e sociali stabiliti dalle teorie mutualistiche.

La partecipazione della banca Operaia avvenne attraverso la pubblicizzazione dei risultati economici e patrimoniali della gestione, ed a tal fine venne fornito lo Statuto, il Regolamento interno ed i bilanci ed i rendiconto di esercizio dal 1896 al 1899, unitamente ad una memoria monografica storica redatta dal Direttore della Banca, il dr Giovanni Laviano.

Alla Banca Operaia di Pescopagano venne concessa la medaglia di bronzo quale terza classificata.

A sua volta la consorella Banca Popolare Cooperativa di Pescopagano, dopo un lungo periodo di difficoltà economiche e finanziarie, si avviava su strade di progressiva crescita, tanto che nel 1906 venne chiamata a partecipare alla Esposizione Internazionale di Milano.

In quella sede, nel giugno del 1906, la Giuria appositamente costituita alla Esposizione Internazionale di Milano, assegnò alla Banca Popolare di Pescopagano, sotto la guida del suo Direttore Generale cav Fabrizio Laviano,  la Medaglia d’oro quale riconoscimento per l’azione che fin qui essa aveva condotto e che l’aveva così solidalmente affermata nell’ambito della intera economia meridionale.

Sempre alla Esposizione Internazionale di Milano del 1906, grazie al suo tenace attaccamento alla terra, a questa nostra povera e travagliata terra, così spesso ingrata verso chi ne cura con amore e disinteresse lo sviluppo e i processi culturali, Fabrizio Laviano ricevette un altissimo riconoscimento ufficiale.

Le sue alte benemerenze agrarie gli valsero numerosi riconoscimenti ufficiali, tra i quali spicca per importanza la medaglia di or conseguita alla Esposizione di Milano del 1906 – alla quale si aggiunsero la Medaglia d’Ora del Ministero di Agricoltura nel 1912 e parecchie altre medaglie di argento – per lavori di bonifica, di rimboschimento, per razionale sistemazione di fondi e creazione di case coloniche, per il razionale miglioramento delle sue proprietà effettuato con magnifica liberalità che egli profuse in opere e danaro. Dove non era che nuda terra, brulla e squallida, egli creò piantagioni, vigneti; dove non erano che fabbricati imperfetti o insufficienti creò case coloniche modello; dove vigevano ancora antiquati sistemi di cultura, più moderni ne promosse con l’introduzione di macchine, di concimi chimici, di usi e di esperienze consone ai tempi.

Il conferimento dei riconoscimenti si rileva poi in tutta la sua rilevanza se solo si considerano i numeri della esposizione del 1906. L’Esposizione internazionale del 1906, svoltasi a Milano dal 28 aprile ai primi di novembre, in occasione dell’apertura del traforo del Sempione, arriva in un periodo di grande entusiasmo e denso di novità. L’area occupata è di circa un milione di metri quadri e comprende il Parco e l’ex area della Piazza d’Armi, collegati tramite una ferrovia sospesa. Un terzo circa dello spazio occupato viene coperto dalle costruzioni di numerosi padiglioni progettati da importanti architetti dell’epoca. Se la spesa per realizzare le Esposizioni del 1881 e del 1894 era stata al di sotto dei due milioni, per il 1906 si calcola vennero superati i 12 milioni di Lire. I numeri sono importanti: 35 mila espositori, molti stranieri, 5 milioni e mezzo i visitatori. L’ex Piazza d’Armi è diventata poi sede definitiva – dal 1923 – della Fiera di Milano.

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